Il fenomeno delle seconde vittime non riguarda solo il benessere psicologico degli operatori sanitari, ma costituisce un problema strutturale, con forti implicazioni per la governance sanitaria a tutti i livelli.
A livello mondiale, si stima che oltre il 50% dei professionisti sanitari sarà coinvolto almeno una volta nella carriera in un evento avverso con conseguenze emotive significative. Secondo uno studio pubblicato su BMJ Quality & Safety, le conseguenze economiche includono costi diretti e indiretti legati ad assenteismo, burn-out, calo della produttività e turnover. L’impatto economico del fenomeno delle seconde vittime è ormai noto. In un’analisi condotta dall’Institute for Healthcare Improvement (IHI), il costo degli errori clinici, inclusi gli impatti sul personale, può superare i 20 miliardi di dollari l’anno negli Stati Uniti.
Una recente analisi europea ha stimato che il costo diretto medio per professionista interessato sia di 14.078 euro, tenendo conto dell’assenteismo, della riduzione della produttività e del turnover del personale. Oltre allo stress intrinseco, il personale sanitario affronta un crescente problema di aggressioni fisiche e verbali. In aggiunta un recente sondaggio Eurofound rileva che il 23 % degli operatori sanitari in UE ha subito almeno un episodio di comportamento aggressivo nell’ultimo anno (2023–24). I dati del Ministero della Salute e dell’INAIL indicano che il 30% degli operatori sanitari italiani riferisce sintomi di stress post-traumatico dopo un evento clinico critico.
Uno degli esiti più preoccupanti è il potenziale di disimpegno o abbandono professionale. In un’indagine su larga scala condotta negli Stati Uniti, il 12% delle seconde vittime ha dichiarato l’intenzione di lasciare la propria posizione attuale e il 13% ha dichiarato di aver considerato di abbandonare completamente la professione sanitaria come conseguenza diretta della propria esperienza. I dati disponibili evidenziano che il 50% degli operatori sanitari colpiti da un evento avverso continua a subire conseguenze emotive anche dopo oltre un mese dall’evento e, nel 20% dei casi, questi sintomi persistono per oltre sei mesi.