È ormai ampiamente accettato che qualsiasi professionista sanitario emotivamente colpito da un incidente che comporta danni al paziente, o con il potenziale di causare danni, possa diventare una seconda vittima. Questo include non solo gli eventi avversi in senso stretto, ma anche altre situazioni emotivamente cariche, come decessi inaspettati di pazienti, casi eticamente complessi o gravi interruzioni nella comunicazione e nel coordinamento.
Che il professionista sia o meno direttamente responsabile, l’impatto psicologico di questi eventi può essere profondo. Possono compromettere seriamente il benessere emotivo di un professionista e ridurre la capacità di continuare a fornire un’assistenza sicura ed efficace. Questa interpretazione più ampia ha ispirato definizioni e modelli più recenti, che inquadrano la seconda vittima non solo come un individuo in difficoltà, ma anche come un riflesso della vulnerabilità istituzionale e sistemica.
Più recentemente, la Rete Europea dei Ricercatori sulle Seconde Vittime (ERNST, COST Action 19113) ha svolto un ruolo fondamentale nel formalizzare e ampliare questo concetto. Questa definizione completa evidenzia le conseguenze emotive, psicologiche e funzionali per i professionisti e riconosce che tali conseguenze sono determinate non solo dall’incidente in sé, ma anche dalla risposta organizzativa. Riflette la consapevolezza che gli eventi avversi, se non gestiti adeguatamente a livello istituzionale, possono portare a una cascata di danni che colpiscono sia i pazienti che il personale.
L’impatto emotivo e psicologico di diventare una seconda vittima può essere profondo. Gli operatori sanitari esposti a eventi clinici angoscianti possono sperimentare un’ampia gamma di reazioni, da acuti sentimenti di colpa o vergogna a esiti gravi come disturbi d’ansia, depressione fino allo sfociare nel disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Queste risposte non si limitano a eventi avversi che comportano danni al paziente; possono anche derivare da situazioni emotivamente cariche come decessi inaspettati di pazienti, casi eticamente problematici o percepiti fallimenti nella comunicazione o nell’assistenza, indipendentemente dal fatto che si sia verificato un incidente di sicurezza effettivo